

<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Ecomuseo delle acque</title>
	<atom:link href="http://www.ecomuseodelleacque.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.ecomuseodelleacque.it</link>
	<description>luoghi, edifici, memorie e tradizioni nei comuni di Artegna, Buja, Gemona del Friuli, Majano, Montenars e Osoppo</description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 07:01:13 +0000</lastBuildDate>
	
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Laboratorio sulla pasta madre</title>
		<link>http://www.ecomuseodelleacque.it/laboratorio-sulla-pasta-madre/</link>
		<comments>http://www.ecomuseodelleacque.it/laboratorio-sulla-pasta-madre/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 07:01:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Etelca</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ecomuseodelleacque.it/?p=1503</guid>
		<description><![CDATA[Laboratorio sulla pasta madre 
 
L’Ecomuseo delle Acque del Gemonese, artefice del progetto che ha condotto alla ricoltivazione del cinquantino per la produzione del Pan di Sorc®, propone un nuovo laboratorio sul cosiddetto &#8220;patrimonio immateriale&#8221;, ovvero i saperi, le conoscenze, le tecniche che stanno alla base delle pratiche tradizionali. Questa volta gli elementi caratterizzanti sono due: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #006699;">Laboratorio sulla pasta madre</span></strong><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><span style="color: #333333;">L’</span><strong><span style="color: #333333;">Ecomuseo delle Acque del Gemonese</span></strong><span style="color: #333333;">,</span><strong><span style="color: #333333;"> </span></strong><span style="color: #333333;">artefice del progetto che ha condotto alla ricoltivazione del cinquantino per la produzione del </span><em><span style="color: #333333;">Pan di Sorc</span></em><span style="color: #333333;">®, propone un nuovo laboratorio sul cosiddetto &#8220;patrimonio immateriale&#8221;, ovvero i saperi, le conoscenze, le tecniche che stanno alla base delle pratiche tradizionali. Questa volta gli elementi caratterizzanti sono due: la realizzazione del pane naturale per eccellenza, quello ottenuto facendo uso della </span><strong><span style="color: #333333;">pasta madre</span></strong><span style="color: #333333;">, e la tradizione di una terra, la Sardegna, dove il pane delle feste assume dei risvolti &#8220;artistici&#8221;.</span></p>
<p><span style="color: #333333;">Il </span><strong><span style="color: #333333;">13 e 14 febbraio</span></strong><span style="color: #333333;"> con inizio alle 17, nel </span><strong><span style="color: #333333;">Mulino Cocconi</span></strong><span style="color: #333333;"> a Ospedaletto di Gemona, si svolgerà un breve corso tenuto dalla panificatrice </span><strong><span style="color: #333333;">Donida Serpi</span></strong><span style="color: #333333;"> dell&#8217;Ecomuseo dell&#8217;Alto Flumendosa di Seulo (Cagliari) con cui l&#8217;Ecomuseo delle Acque ha avviato una proficua collaborazione. Riguarderà l&#8217;utilizzo del lievito naturale al posto del lievito di birra, una procedura che richiede tanta pazienza ma che alla fine consente di disporre di un impasto che è per sempre, da cui si prende il necessario per l&#8217;uso rimpiazzandolo ogni volta: il pane così ottenuto è più digeribile e dura più a lungo. La docente illustrerà anche le tecniche di preparazione del pane di patate tipico della Barbagia e del pane artistico sardo </span><em><span style="color: #333333;">(</span></em><em><a href="http://www.antichigesti.it/"><span style="color: #333333;">www.antichigesti.it</span></a></em><em><span style="color: #333333;">)</span></em><span style="color: #333333;">.</span></p>
<p><span style="color: #333333;">Il laboratorio è a numero chiuso, necessaria la prenotazione (info: 338 7187227). Nella foto: Donida Serpi</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ecomuseodelleacque.it/laboratorio-sulla-pasta-madre/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>oggetti in vimini</title>
		<link>http://www.ecomuseodelleacque.it/oggetti-in-vimini/</link>
		<comments>http://www.ecomuseodelleacque.it/oggetti-in-vimini/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 06:49:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Etelca</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ecomuseodelleacque.it/?p=1494</guid>
		<description><![CDATA[Oggetti in vimini, un laboratorio sull&#8217;arte dell&#8217;intreccio 
 
Dopo la cartocciaia è giunto il turno del cestaio. Proseguendo nel suo programma di recupero delle tradizioni locali, l’Ecomuseo delle Acque del Gemonese organizza un nuovo corso, questa volta dedicato all’arte di “fare il cesto”. I cestai Antonino Lepore e Fabrizio Madotto illustreranno le tecniche di lavorazione manuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="color: #669933;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="color: #006699;">Oggetti in vimini, un laboratorio sull&#8217;arte dell&#8217;intreccio</span></strong><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><span style="color: #333333;">Dopo la cartocciaia è giunto il turno del cestaio. Proseguendo nel suo programma di recupero delle tradizioni locali, l’Ecomuseo delle Acque del Gemonese organizza un nuovo corso, questa volta dedicato all’arte di “fare il cesto”. I cestai </span><strong><span style="color: #333333;">Antonino Lepore</span></strong><span style="color: #333333;"> e </span><strong><span style="color: #333333;">Fabrizio Madotto</span></strong><span style="color: #333333;"> illustreranno le tecniche di lavorazione manuale coinvolgendo i partecipanti nella realizzazione di un prodotto artigianale mediante l&#8217;utilizzo dei rami flessibili provenienti da diverse specie di salici diffusi sul territorio.</span></p>
<p><span style="color: #333333;">Fare cesti è un’attività frutto dell’ingegno e della capacità manuale che per intere generazioni ha sorretto l’economia agricola, interessando in maniera trasversale la quasi totalità della popolazione e coinvolgendo con i tempi di lavorazione la vita di tante comunità del Gemonese. Il laboratorio si inserisce nel percorso di valorizzazione dei depositari di saperi e pratiche relative ad antichi mestieri, avviato dall&#8217;ecomuseo nell&#8217;ambito del progetto sulla &#8220;mappa di comunità&#8221; di Godo (</span><em><span style="color: #333333;">i</span></em><em><span style="color: #333333;">nfo 338 7187227)</span></em><span style="color: #333333;">.</span></p>
<p><span style="color: #333333;">Il corso si articolerà in più lezioni (dal 21 gennaio al 3 marzo) che si terranno il </span><strong><span style="color: #333333;">sabato pomeriggio dalle 17 alle 19 </span></strong><span style="color: #333333;">presso il CEA Mulino Cocconi ad Ospedaletto di Gemona. I turisti interessati a prendere parte a una lezione possono fruire di una visita gratuita al Museo dell&#8217;arte molitoria e fermarsi il tempo necessario a documentare il lavoro dei</span> cestai.</p>
<p></span></span></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ecomuseodelleacque.it/oggetti-in-vimini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>buono, pulito e giusto</title>
		<link>http://www.ecomuseodelleacque.it/buono-pulito-e-giusto/</link>
		<comments>http://www.ecomuseodelleacque.it/buono-pulito-e-giusto/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 May 2011 06:44:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Etelca</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ecomuseodelleacque.it/?p=1436</guid>
		<description><![CDATA[7/8/9 giugno 2011
A lezione di Buono, Pulito e Giusto
Ecomuseo delle Acque del Gemonese e Slow Food propongono due lezioni base e una visita
Per confezionare l’antico Pan di Sorc, la cui filiera è stata rivitalizzata dall’Ecomuseo delle Acque del Gemonese, servono i cereali. Più precisamente: grano, mais cinquantino e segale, le cui coltivazioni sono sempre più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>7/8/9 giugno 2011<br />
<strong>A lezione di Buono, Pulito e Giusto</strong><br />
<em>Ecomuseo delle Acque del Gemonese e Slow Food propongono due lezioni base e una visita</em></p>
<p>Per confezionare l’antico Pan di Sorc, la cui filiera è stata rivitalizzata dall’Ecomuseo delle Acque del Gemonese, servono i cereali. Più precisamente: grano, mais cinquantino e segale, le cui coltivazioni sono sempre più ridotte. Per accrescerne la conoscenza e qualificare ulteriormente il mercato di nicchia che si sta sviluppando attorno al Pan di Sorc, Ecomuseo e Slow Food Collinare hanno pensato di organizzare a Gemona del Friuli un vero e proprio mini corso (&#8220;Master of Food&#8221;) che sarà tenuto dall’agronomo marchigiano Ugo Pazzi, formatore di Slow Food. </p>
<p>Nei giorni del 7 e 8 giugno verranno forniti ai partecipanti gli strumenti di base per conoscere e capire la storia e l’evoluzione di prodotti così importanti per l’uomo, spesso considerati alla stregua di semplice merce e non di cibo. Si partirà dalle tecniche di coltivazione per arrivare alla trasformazione (pane compreso) e alle modalità di consumo o di utilizzo alimentare. Il 9 giugno i corsisti saranno accompagnati alla visita del panificio biologico Forno Arcano di Rive d’Arcano, che tra l’altro confeziona anche il Pan di Sorc. L&#8217;iniziativa dà avvio alla Settimana del Paesaggio, che nel 2011 viene promossa dall&#8217;Ecomuseo nei comuni di Gemona del Friuli e Montenars.</p>
<p><em>Programma</em></p>
<p><strong>Gemona del Friuli: martedì 7 giugno, ore 20 / Prima lezione: i Cereali</strong><br />
- L&#8217;agricoltura e l&#8217;evoluzione del pensiero agronomico occidentale<br />
- I principali cereali: caratteristiche, diffusione, aspetti botanici, storici e antropologici<br />
- Ciclo biologico e fasi fenologiche dei cereali<br />
- Tecniche di coltivazione, esigenze climatiche e pedologiche<br />
- Aspetti nutrizionali e merceologici dei cereali<br />
- Cenni sulla filiera<br />
- Utilizzo alimentare e gastronomico dei cereali minori, sia nella cucina regionale italiana, sia in quella<br />
  di paesi esteri<br />
- Cenni su presìdi Slow Food e Comunità del Cibo<br />
- Tecniche di degustazione</p>
<p><strong>Gemona del Friuli: mercoledì 8 giugno, ore 20 / Seconda lezione: il Pane</strong><br />
- Diffusione del grano tenero: mercato italiano e mercato mondiale<br />
- La filiera del grano tenero<br />
- Ciclo biologico e fasi fenologiche del grano tenero<br />
- Tecniche di coltivazione, esigenze climatiche e pedologiche del grano tenero<br />
- Caratteristiche merceologiche, chimiche e nutrizionali del grano tenero<br />
- Le farine di grano tenero: tipologie e usi<br />
- Il pane: cenni storici<br />
- Panificazione: fasi di lavorazione artigianale e industriale<br />
- La filiera del pane<br />
- Il pane nella tradizione regionale italiana, locale e di altri paesi<br />
- Le focacce e i dolci da forno<br />
- Cenni sui presìdi Slow Food e Comunità del Cibo<br />
- Tecniche di degustazione</p>
<p><strong>Rive d’Arcano, giovedì 9 giugno, ore 16 / Terzo incontro: visita al Forno Arcano</strong></p>
<p><em><br />
Per info e prenotazioni:<br />
</em><strong>Slow Food FVG</strong> via Oderzo 1  33100 Udine<br />
tel e fax 0432/523523   info@slowfoodfvg.it<br />
<strong>Ecomuseo delle Acque</strong> largo Beorcje 12  33013 Gemona del Friuli<br />
tel  0432 972316   fax 0432 847241   info@ecomuseodelleacque.it<br />
Iscrizioni entro il 30 maggio</p>
<p><em>Costo per ogni partecipante: </em><br />
€ 45,00 (per iscritti a Slow Food). Chi non è iscritto a Slow Food potrà associarsi all’inizio del corso. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ecomuseodelleacque.it/buono-pulito-e-giusto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>l&#8217;ort cence velens</title>
		<link>http://www.ecomuseodelleacque.it/lort-cence-velens-2/</link>
		<comments>http://www.ecomuseodelleacque.it/lort-cence-velens-2/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 26 Feb 2011 06:20:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Etelca</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ecomuseodelleacque.it/?p=1428</guid>
		<description><![CDATA[9 marzo 2011
serata di presentazione del corso &#8220;l&#8217;ort cence velens/pratica e grammatica per costruire un orto senza veleni&#8221;
Gemona del Friuli, Mulino Cocconi ore 17.30

Un breve corso per realizzare un orto familiare sufficiente per produrre gli ortaggi necessari al fabbisogno della famiglia stessa senza dover ricorrere all&#8217;uso dei prodotti chimici di sintesi.
Il corso fornisce ai partecipanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>9 marzo 2011<br />
<strong>serata di presentazione del corso &#8220;l&#8217;ort cence velens/pratica e grammatica per costruire un orto senza veleni&#8221;</strong><br />
Gemona del Friuli, Mulino Cocconi ore 17.30<br />
<span id="more-1428"></span><br />
Un breve corso per realizzare un orto familiare sufficiente per produrre gli ortaggi necessari al fabbisogno della famiglia stessa senza dover ricorrere all&#8217;uso dei prodotti chimici di sintesi.<br />
Il corso fornisce ai partecipanti la conoscenza delle moderne tecniche agronomiche che si rifanno ai principi dell&#8217;agricoltura biologica, alla conoscenza dei principali elementi della vita dei vegetali, della microflora e della microfauna che permettono lo sviluppo e la crescita delle culture da seminare, piantare e coltivare in un orto familiare. Il relatore si avvale di un&#8217;esperienza ultratrentennale svolta nel Friuli Centro Collinare e di osservazioni e relazioni con centri si sperimentazione e con azinede agrobiologiche situate in diverse regioni d&#8217;Italia e d&#8217;Oltralpe.<br />
Nel corso dell&#8217;incontro verrà presentato il programma e condiviso il calendario delle lezioni.<br />
Seguirà rinfresco di benvenuto, chi desidera potrà far assaggiare agli altri le sue specialità culinarie.</p>
<p>Il corso è stato ideato e viene gestito da Gianfrancesco Gubiani pioniere del biologico in Friuli Venezia Giulia. Sono previste lezione teoriche e attività pratiche in campo.<br />
Il corso è gratuito per i soci dell&#8217;ecomuseo<br />
Per informazioni ed iscrizioni chiamare il 338 7187227</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ecomuseodelleacque.it/lort-cence-velens-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>la mappa di Godo</title>
		<link>http://www.ecomuseodelleacque.it/la-mappa-di-godo/</link>
		<comments>http://www.ecomuseodelleacque.it/la-mappa-di-godo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 02:57:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Etelca</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ecomuseodelleacque.it/?p=1364</guid>
		<description><![CDATA[15 febbraio 2011
presentazione della bozza della mappa di comunità di Godo
Gemona del Friuli, Centro Socio Culturale di Godo ore 21

Nel corso dell&#8217;incontro, organizzato dall&#8217;Ecomuseo delle Acque e dal
Centro Socio Culturale di Godo, verrà presentata alla comunità una
prima versione della mappa. Sarà pure disponibile il Lunari 2011
dedicato agli abitanti di Godo, fotografati da Ulderica Da Pozzo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>15 febbraio 2011<br />
<strong>presentazione della bozza della mappa di comunità di Godo</strong><br />
Gemona del Friuli, Centro Socio Culturale di Godo ore 21<br />
<span id="more-1364"></span><br />
Nel corso dell&#8217;incontro, organizzato dall&#8217;Ecomuseo delle Acque e dal<br />
Centro Socio Culturale di Godo, verrà presentata alla comunità una<br />
prima versione della mappa. Sarà pure disponibile il Lunari 2011<br />
dedicato agli abitanti di Godo, fotografati da Ulderica Da Pozzo, che<br />
si sono prodigati per la riuscita del progetto, lavorando gomito a<br />
gomito e condividendo analisi, valutazioni, riflessioni.</p>
<p><img src="http://www.ecomuseodelleacque.it/new/wp-content/uploads/san-valentino.jpg"/></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ecomuseodelleacque.it/la-mappa-di-godo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>storia di luoghi e di nomi in Godo</title>
		<link>http://www.ecomuseodelleacque.it/settimana-della-cultura/</link>
		<comments>http://www.ecomuseodelleacque.it/settimana-della-cultura/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 08:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Etelca</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ecomuseodelleacque.it/?p=1284</guid>
		<description><![CDATA[On line il sito dedicato alla Comunità di Godo.

Con impegno e passione Vittorino Lepore da anni si dedica alla ricerca genealogica delle famiglie di Godo. Nel 2010, per ampliare le conoscenze sui luoghi e contribuire alla costruzione della Mappa della Comunità di Godo, ha ampliato la sua ricerca alle mappe storiche creando anche un sito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>On line il sito dedicato alla Comunità di Godo.<br />
<span id="more-1284"></span><br />
Con impegno e passione Vittorino Lepore da anni si dedica alla ricerca genealogica delle famiglie di Godo. Nel 2010, per ampliare le conoscenze sui luoghi e contribuire alla costruzione della Mappa della Comunità di Godo, ha ampliato la sua ricerca alle mappe storiche creando anche un sito per visualizzarle.<br />
<a href="http://digilander.libero.it/vlepore47/ComunitaGodo/default.htm">Per visionare il lavoro ></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ecomuseodelleacque.it/settimana-della-cultura/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ambito di Andreuzza</title>
		<link>http://www.ecomuseodelleacque.it/ambito-di-andreuzza/</link>
		<comments>http://www.ecomuseodelleacque.it/ambito-di-andreuzza/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 06:28:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Etelca</dc:creator>
				<category><![CDATA[patrimonio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ecomuseodelleacque.it/?p=1279</guid>
		<description><![CDATA[Ai piedi delle colline moreniche, lungo il confine tra Buja e Majano, la morfologia del territorio è complessa, essendo determinata da un sistema di colli prevalentemente boscosi, in cui i rilievi eocenici si confondono con le alture moreniche, e da una piana alluvionale di recente formazione. Qua e là restano le tracce dell’estesa zona lacustre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ai piedi delle colline moreniche, lungo il confine tra Buja e Majano, la morfologia del territorio è complessa, essendo determinata da un sistema di colli prevalentemente boscosi, in cui i rilievi eocenici si confondono con le alture moreniche, e da una piana alluvionale di recente formazione. Qua e là restano le tracce dell’estesa zona lacustre e acquitrinosa che si formò al termine della fase glaciale: <span id="more-1279"></span>si tratta delle torbiere miracolosamente sopravvissute alla bonifica agraria e alla messa a coltura dei terreni. La notevole varietà di componenti botaniche e faunistiche le rende importanti riserve biologiche, la cui conservazione è da considerarsi un impegno prioritario.</p>
<p>Dalla chiesa di Avilla, primo edificio di culto ad essere ricostruito in Friuli dopo il terremoto del 1976 e custode di numerose opere d’arte, si scende lungo la rive di San Pieri per raggiungere dopo pochi minuti via Andreuzza, da percorrere verso sinistra. A circa 1 km dalla partenza viene raggiunto un lavatoio che un tempo affiancava una delle numerose rogge che scorrevano sulla piana di Buja. La costruzione, realizzata nel 1914, è costituita da una serie di pilastri in cemento armato che sostengono una soletta piana; il canale, ormai chiuso, proveniva dalla frazione di S. Floreano e confluiva a valle nel Fiume Ledra. </p>
<p><em>In Andreuzza lungo la Roggia Alta (Roe di Bernart), ormai chiusa, operavano un battiferro e un mulino. La fucina (fàrie), fornita di un grande maglio a testa d’asino, lavorò dal 1845 al 1927, per essere poi soppiantata da un impianto industriale. Il mulino, attivo fin dal Settecento, appartenne prima ai Barnaba-Baracchini, poi ai Vattolo-Cozzutti; all’inizio del Novecento disponeva di “cinque mole, pista d’orzo, stalletta e fienile”. La ruota idraulica faceva funzionare anche una trebbia.</em></p>
<p>Oltre il sottopasso autostradale, a sinistra, una carrareccia affianca il rilevato in terra per condurre rapidamente alla palude di Fontana Abisso. Il percorso di avvicinamento al centro della zona umida è graduale: una traccia ben visibile consente di osservare in successione i vari tasselli (boschetto e siepe igrofili, prato umido, canneto, cariceto, specchio d’acqua) che compongono il mosaico ambientale della torbiera.</p>
<p><em>La palude di Fontana Abisso, a ridosso della terza cerchia morenica, è alimentata dall’emersione della falda freatica che permea la potente coltre alluvionale della piana e dal ruscellamento delle acque meteoriche lungo i versanti delle colline. Nella zona umida sono ospitate diverse comunità vegetali che si differenziano in relazione al livello raggiunto dall’acqua rispetto al suolo.</em></p>
<p>Fatto ritorno sulla strada asfaltata si perviene dopo una decina di minuti ad Andreuzza: la ruota idraulica di un antico mulino è ancora in bella vista sulla destra, mentre a sinistra si erge compatto il borgo rurale eretto nella seconda metà dell’Ottocento, splendidamente restaurato dopo il sisma del 1976 e meritevole di una visita. </p>
<p><em>L’abitato di Andreuzza prende il nome dalla famiglia  degli Andreuzzi di S. Daniele, proprietaria sin dal Seicento di alcuni fondi che si estendevano su questa  parte di territorio. Di rilevante interesse architettonico è l’insediamento ottocentesco localizzato lungo via Cuelàt, su cui si apre un grande portale bugnato. Da un accesso secondario si raggiunge direttamente il cortile interno, chiuso dai vari corpi in pietra che formano il complesso edilizio.</em></p>
<p>Si prosegue lungo via Andreuzza affiancando un corso d’acqua (Rio Fossalat), si supera la chiesetta dedicata alla Madonna delle acque che si eleva su un piccolo poggio, si oltrepassa il Canale Ledra Tagliamento poco a valle del nodo idraulico di Andreuzza (dove il canale raccoglie le acque del Fiume Ledra e del Rio Gelato) e si giunge rapidamente a Borgo Schiratti, sul confine tra Buja e Majano. Va percorsa la strada principale per alcune centinaia di metri sino a raggiungere un sentiero che a destra si inoltra nella torbiera di Casasola, altra zona umida di rilevante interesse naturalistico (una tabella, posta all’inizio del tracciato, ne evidenzia le caratteristiche). </p>
<p><em>La torbiera di Casasola si presenta come un esteso impaludamento che occupa una bassura posta a margine delle colline moreniche, dove la minore permeabilità del terreno determina l’affioramento della falda. Le alluvioni depositate dal Fiume Ledra, unitamente ai materiali provenienti dal dilavamento delle alture circostanti, hanno determinato una differenziazione nella composizione granulometrica del suolo, con la presenza di lenti argillose e limi che si alternano agli strati torbosi.</em></p>
<p>Effettuata la visita si retrocede lungo la strada asfaltata per deviare a destra, in leggera salita, in direzione di Casasola; successivamente si percorre verso sinistra la provinciale che dopo circa 600 m viene abbandonata per prendere a sinistra la carreggiata (via Cuelàt) che riporta ad Andreuzza. Ancora pochi metri e si imbocca sulla destra la carrareccia che per un breve tratto affianca la provinciale, al bivio successivo (in corrispondenza di un crocifisso in ricordo dell’Anno Santo del 1925) si procede a sinistra lungo via Spilungje. Dopo aver raggiunto il ponte sull’autostrada, da cui si apre una bella veduta sull’ambito di Fontana Abisso, si avanza nella campagna (nella zona, un tempo, veniva estratta la torba) per svoltare dopo una decina di minuti a sinistra (via Cicule) e far ritorno alla piazza di Avilla.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ecomuseodelleacque.it/ambito-di-andreuzza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ambito di San Floreano</title>
		<link>http://www.ecomuseodelleacque.it/ambito-di-san-floreano/</link>
		<comments>http://www.ecomuseodelleacque.it/ambito-di-san-floreano/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 06:27:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Etelca</dc:creator>
				<category><![CDATA[patrimonio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ecomuseodelleacque.it/?p=1277</guid>
		<description><![CDATA[San Floreano è la borgata di Buja che più di altre conserva il suo impianto di borgo rurale, vive in simbiosi con il fiume Ledra il grande collettore di tutte le risorgive del Campo di Osoppo-Gemona. Oggi è un luogo di grande fascino, un intreccio inestricabile di elementi naturali e artificiali, di fiumi e canali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>San Floreano è la borgata di Buja che più di altre conserva il suo impianto di borgo rurale, vive in simbiosi con il fiume Ledra il grande collettore di tutte le risorgive del Campo di Osoppo-Gemona. Oggi è un luogo di grande fascino, un intreccio inestricabile di elementi naturali e artificiali, di fiumi e canali, rii e rogge, che si affiancano e si intersecano. <span id="more-1277"></span>Lungo questi corsi, spesso sbarrati da roste e opere di presa, si conservano ancora i resti di mulini e segherie, battiferro e centraline, che per secoli sfruttarono la forza motrice dell’acqua.</p>
<p>Da Piazza delle Acque a S. Floreano ci si incammina in direzione della roggia (Grava II o Roe di Pévar), per superarla (Puint de roe) e imboccare via dei Molini. Deviando a destra oltre il lavatoio si può far visita al Mulin di Celso: in attività fino a pochi anni fa, era azionato dall’energia elettrica; oggi conserva tutti i macchinari per la molitura e la setacciatura della farina.</p>
<p><em>Piazza delle Acque a S. Floreano costituiva un tempo il fulcro della vita sociale ed economica del paese. Lungo la roggia che scorre a breve distanza era assai frequentato il  lavatoio pubblico, sulla piazza negli anni  Sessanta si svolgeva l’asta bovina. La latteria turnaria che si affaccia sullo spiazzo alberato,  in attività dal 1911, resta oggi una delle ultime  realtà cooperative per la lavorazione del latte operanti sul territorio.</em></p>
<p>A 200 m di distanza scorre una seconda roggia (Grava I) che sulla destra azionava un mulino ad acqua (Mulin di Pastôr) ed una trebbia. La ruota idraulica, ancora esistente, viene spesso messa in funzione. Proseguendo si giunge ad una segheria e ad un ponte sul Fiume Ledra, pregevole costruzione in pietra a tre arcate. Qui il corso d’acqua, soprattutto nei momenti di magra, si riduce ad un rigagnolo, risentendo dei prelievi eccessivi effettuati a monte. Dopo il ponte si svolta a destra e si procede lungo la strada bianca che affianca un boschetto ripariale. All’incrocio oltre la curva si gira a destra raggiungendo dopo pochi minuti l’abitato di Campo di Sotto, al bivio successivo si prende la sinistra. </p>
<p><em>Il Mulin di Pastôr, dal nome di un suo antico proprietario, è un edificio a tre piani, con murature in pietra e laterizio. Presenta all’esterno un portico in calcestruzzo con terrazza sovrastante, realizzato in epoca recente. Nella sala macine vengono conservate una macchina molitoria a palmenti e due a cilindri. L’opificio appartenne inizialmente ai conti Savorgnan, per poi passare in proprietà alla famiglia Barnaba di Buja.</em></p>
<p>La strada prosegue rettilinea; al termine di una scarpata inerbita, poco prima che due filari di alberi fiancheggino il percorso, si segue a sinistra un tracciato che conduce ad un boschetto posto in corrispondenza di una bassura, dove è conservata una delle polla che alimentano il Rio Gelato, il corso di risorgiva più integro della piana. </p>
<p><em>In una bassura avvolta dalla vegetazione si colloca la polla che dà origine al Rio Gelato, tributario del Fiume Ledra. La sorgente costituisce la testata della risorgiva: l’acqua sgorga pressoché costante, originando un ruscello che scorre limpido e sinuoso nella pianura. Le limitate escursioni termiche determinano un particolare microclima che condiziona e rende unico l’ecosistema.</em></p>
<p>Si ritorna sulla carrareccia procedendo nell’escursione ed immettendosi dopo circa 300 m in una strada asfaltata. Si prosegue a destra e, dopo aver attraversato l’abitato di Campo di Sopra, si arriva al ponte sul Rio Ramp, affluente del Ledra. L’alveo è quasi sempre asciutto, a dimostrazione di un abbassamento del livello della falda freatica verificatosi negli ultimi anni. Oltre il ponte si procede su un argine, eretto per contenere le esondazioni del fiume: l’estesa zona golenale che si è venuta a formare ha avuto nel tempo l’effetto, spesso risolutivo, di laminare le piene. </p>
<p><em>La falda che permea il materasso alluvionale del Campo di Osoppo-Gemona, alimentata dall’acqua di subalveo del Tagliamento e dagli apporti idrici provenienti dalle Prealpi Giulie, in prossimità dell’Anfiteatro morenico affiora in superficie. Dà forma in questo modo ad un ampio ventaglio di risorgive che alimentano un unico corso, il Fiume Ledra. In particolari condizioni di intensa piovosità la falda si alza creando vaste aree allagate e l’ingrossamento del fiume.</em></p>
<p>Si percorrono alcune centinaia di metri e si raggiunge a Campo Garzolino la strada comunale che collega Buja a Gemona. Si supera il ponte (a monte si possono osservare un antico lavatoio e un idrometro) per imboccare a destra, prima di un’abitazione, una strada di campagna e pervenire alla sponda sinistra del Fiume Ledra che andrà affiancato per un tratto verso valle. Viene presto raggiunta l’opera di presa di una piccola roggia (da seguire) che alimentava più a sud il Mulin di Nêl, ormai completamente trasformato ed adibito a residenza.</p>
<p><em>A monte di S. Floreano è posta l’opera di presa che dà origine alle rogge che attraversano il paese. La necessità di disporre di una maggiore quantità d’acqua all’interno dei canali ha comportato, all’inizio del Novecento, il rifacimento del manufatto introdotto da un piccolo invaso di alimentazione. Lungo le rogge Grava I e Grava II, sin dal tardo Medioevo, sorsero i primi mulini, a cui si accompagnarono nel tempo segherie, fucine e centraline.</em></p>
<p>Usciti sulla strada asfaltata si svolta a destra proseguendo in direzione di S. Floreano, distante circa 1 km. Giunti all’ingresso del paese, prima di far ritorno alla piazza si devia a destra per superare di nuovo la Roggia Grava II e arrivare all’opera di presa da cui traggono origine i canali che attraversano il borgo. Gli alberi d’alto fusto, i campi con filari e vigneti, lo scorrere lento dell’acqua sulle sponde delle due rogge rivestite di pietre e sassi, rendono il luogo assai suggestivo e rappresentativo del paesaggio agrario di un tempo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ecomuseodelleacque.it/ambito-di-san-floreano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ambito di Montenars</title>
		<link>http://www.ecomuseodelleacque.it/ambito-di-montenars/</link>
		<comments>http://www.ecomuseodelleacque.it/ambito-di-montenars/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 06:27:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Etelca</dc:creator>
				<category><![CDATA[patrimonio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ecomuseodelleacque.it/?p=1275</guid>
		<description><![CDATA[Gli abitanti di Montenars hanno praticato per decenni l’uccellagione utilizzando diffusamente i roccoli, spettacolari esempi di architetture vegetali che venivano costruiti sulle selle e sui crinali dei monti in corrispondenza delle rotte migratorie autunnali e primaverili. Costituivano delle vere e proprie fonti di approvvigionamento per la popolazione locale, che viveva tra mille difficoltà in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli abitanti di Montenars hanno praticato per decenni l’uccellagione utilizzando diffusamente i roccoli, spettacolari esempi di architetture vegetali che venivano costruiti sulle selle e sui crinali dei monti in corrispondenza delle rotte migratorie autunnali e primaverili. <span id="more-1275"></span>Costituivano delle vere e proprie fonti di approvvigionamento per la popolazione locale, che viveva tra mille difficoltà in un territorio aspro e difficile. Un sentiero anulare, di facile percorrenza, collega alcuni dei roccoli superstiti, ancora oggi conservati grazie ad una legge regionale che contribuisce al loro mantenimento. L’occasione è buona per immergersi nei boschi in cui domina il castagno e godere degli splendidi panorami che si aprono sulle Prealpi Giulie e la pianura.</p>
<p>Parcheggiata l’auto nello spiazzo posto lungo la bella strada panoramica Montenars-Flaipano in prossimità del “Roccolo del Postino” (Rocul dal Puestìn), si imbocca la carrareccia che si inoltra nel bosco affiancando l’altura su cui si eleva la struttura vegetale. Ci si muove lungo una strada militare diretta al Monte Cjampeon, realizzata all’inizio del secolo scorso in previsione della guerra con l’Austria ed inserita nella rete viaria al servizio delle opere del sistema difensivo “Medio Tagliamento”. L’ombreggiamento esercitato  dalla fitta vegetazione (di carattere termofilo, costituita da noccioli, aceri e ornielli a cui si accompagnano piante di castagno, prima isolate poi sempre più diffuse), rende l’escursione piacevole e rilassante. Il fondo stradale è in parte lastricato e bassi muretti a secco in alcuni tratti sostengono il versante terrazzato. </p>
<p><a title="la piana alluvionale del Tagliamento" rel="lightbox[roadtrip]" href="http://www.ecomuseodelleacque.it/new/wp-content/uploads/la-piana-da-Montenars.jpg"><img class="alignleft" title="" src="http://www.ecomuseodelleacque.it/new/wp-content/uploads/la-piana-da-Montenars.jpg" alt="100" width="100" height="100" /></a><em>La prima parte dell’itinerario si sovrappone per un tratto ad una strada militare del sistema difensivo “Medio Tagliamento”, realizzato tra il 1905 e il 1913 con il compito di sorvegliare e proteggere le valli del Torre e i ponti del Tagliamento. Sotto la cima del Monte Faeit, sul versante nord, è ancora oggi visibile un’opera militare costituita da una breve galleria con due stanze laterali. Situata sulla terza linea del fronte, allineata con il forte di Ospedaletto e il Monte Festa, la postazione doveva contrastare eventuali offensive austriache. A est verso la sommità del Cjampeon era localizzata una casermetta.</em></p>
<p>In una ventina di minuti si raggiunge un secondo roccolo, il Rocul di Pre Checo, posto sull’ennesima altura (il Monte Cjastellirs, forse sede di un antico castelliere) lungo il crinale che separa il bacino dell’Orvenco (Tagliamento) da quello dello Zimor (Torre). Il roccolo, di notevoli dimensioni, apparteneva a Pre Checo Placereani, letterato e cultore della lingua friulana ma anche appassionato uccellatore. </p>
<p><a title="Roccolo del Postino" rel="lightbox[roadtrip]" href="http://www.ecomuseodelleacque.it/new/wp-content/uploads/2009/07/visita_roccoli.jpg"><img class="alignleft" title="" src="http://www.ecomuseodelleacque.it/new/wp-content/uploads/2009/07/visita_roccoli.jpg" alt="100" width="100" height="100" /></a><em>I roccoli di Montenars portano il nome o il soprannome del proprietario, il primo che si incontra lungo l’itinerario è quello “del Postino” (Rocul dal Puestìn). Si tratta di strutture di forma circolare utilizzate per la cattura degli uccelli, il cui perimetro e le cui pareti sono costituiti da colonne e archi di rami e tronchi di carpino bianco. Si è sempre fatto uso di questa specie arborea perché possiede alcune caratteristiche molto utili ai fini della costruzione e conserva le foglie, secche, anche nella stagione autunnale, mimetizzando le reti che erano tese tra le arcate.</em> </p>
<p>Sull’altro lato della strada parte un sentiero che discende lentamente il versante conducendo in una decina di minuti al letto del Rio Confine, tributario dell’Orvenco; poco prima di superare il ruscello, sulla destra, si scorgono i resti di una piccola fornace per la produzione della calce. Si sale lungo un sentiero in trincea e si perviene alla rotabile che conduce alla frazione di Plazzaris, raggiungibile con una breve deviazione a sinistra (degni di nota una bella fontana su cui è riportata la data 1905 e la muraglia costituita da grandi conci in pietra a sostegno del terrapieno su cui un tempo si ergeva la chiesetta dedicata a S. Michele Arcangelo, effigiato in un’opera dell’artista Giovanni Patat inserita in una nicchia del muro).</p>
<p><a title="la fontana di Plazzaris" rel="lightbox[roadtrip]" href="http://www.ecomuseodelleacque.it/new/wp-content/uploads/plazzaris.jpg"><img class="alignleft" title="" src="http://www.ecomuseodelleacque.it/new/wp-content/uploads/plazzaris.jpg" alt="100" width="100" height="100" /></a><em>Plazzaris/Plaçâries è un piccolo borgo, un tempo quasi autosufficiente, completamente distrutto dal terremoto e oggi quasi disabitato (il toponimo deriva dal latino platea, “luogo piatto, spazioso”). Secondo un’antica leggenda sarebbe stato fondato da un gruppo di soldati disertori proveniente da Aquileia. Le prime attestazioni documentarie risalgono alla fine del XIII secolo ma le testimonianze archeologiche (i resti di una grossa torre e di possenti muraglie) e la dedicazione dell’antica chiesetta a S. Michele Arcangelo, sembrano avvalorare l’ipotesi della presenza di un insediamento longobardo già tra il VII e l’VIII secolo.</em></p>
<p>Si ripercorre a ritroso la strada sino a raggiungere, dopo circa 800 m in leggera salita, la provinciale da cui ha preso avvio l’escursione. Si scende in mezzo al bosco in direzione di Isola per deviare dopo alcuni minuti sulla destra, imboccando una pista forestale e dopo poco, sulla sinistra, il sentiero CAI (segnavia 714) che sale al Monte Cuarnan. Il tracciato taglia un breve tratto della pista per farvi presto ritorno; ora si procede sino al tornante successivo all’altezza del terzo roccolo (Rocul di Spìsso), il più piccolo. Lo si attraversa dopo aver svoltato a destra, proseguendo verso valle lungo il sentiero che affianca dall’alto la pista forestale che viene di nuovo raggiunta. Ancora pochi metri e si sale sull’altura posta sull’altro lato della strada. Qui si erge il quarto roccolo (Rocul di Manganèl), sfoltito e scoperto superiormente come l’attività dell’aucupio imponeva. </p>
<p><a title="Roccolo di Spisso" rel="lightbox[roadtrip]" href="http://www.ecomuseodelleacque.it/new/wp-content/uploads/2009/07/ristoro_roccoli.jpg"><img class="alignleft" title="" src="http://www.ecomuseodelleacque.it/new/wp-content/uploads/2009/07/ristoro_roccoli.jpg" alt="100" width="100" height="100" /></a><em>Anche i roccoli di Spìsso e di Manganèl erano privi di tetto: da lì scendevano all’interno gli uccelli richiamati dai loro simili chiusi tra le gabbie collocate tra i rami. Dal capanno adiacente l’uccellatore, tirando un cavo, faceva salire improvvisamente un palo munito di uno straccio nero ed emetteva un fischio particolare; gli uccelli, spaventati, tentavano la fuga finendo così nelle reti. Vietato da tempo l’aucupio, i roccoli in futuro potrebbero essere utilizzati per attività scientifiche (come osservatori ornitologici) e didattiche.</em></p>
<p>Si scende e si giunge ad un crocifisso, si avanza a sinistra e al primo bivio si percorre in discesa un tracciato che in breve riconduce alla strada provinciale, da risalire per circa 1 km sino al parcheggio iniziale, con splendide vedute sulla valle del Torrente Zimor e le Prealpi Giulie</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ecomuseodelleacque.it/ambito-di-montenars/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>laboratorio art&amp;scus</title>
		<link>http://www.ecomuseodelleacque.it/corso-cartoccio-2/</link>
		<comments>http://www.ecomuseodelleacque.it/corso-cartoccio-2/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 03:55:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Etelca</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ecomuseodelleacque.it/?p=1206</guid>
		<description><![CDATA[Il Mulino Cocconi sede dell&#8217;ecomuseo è diventato dimora fissa del laboratorio art&#038;scus.

Ogni domenica pomeriggio le signore del gruppo di lavoro si ritrovano per condividere i propri saperi artigianali ed artistici. Dopo la pausa natalizia le attività sono riprese all&#8217;insegna della lana: ferri, uncinetto, forcella, macramè&#8230;
Per partecipare chiamare il 338 7187227
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Mulino Cocconi sede dell&#8217;ecomuseo è diventato dimora fissa del laboratorio art&#038;scus.<br />
<span id="more-1206"></span><br />
Ogni domenica pomeriggio le signore del gruppo di lavoro si ritrovano per condividere i propri saperi artigianali ed artistici. Dopo la pausa natalizia le attività sono riprese all&#8217;insegna della lana: ferri, uncinetto, forcella, macramè&#8230;<br />
Per partecipare chiamare il 338 7187227</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ecomuseodelleacque.it/corso-cartoccio-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

