pan di sorc
ll progetto Pan di Sorc evidenzia il ruolo strategico che può essere assunto in un ecomuseo dall’attività agricola, perché più di ogni altra può garantire un rapporto diretto tra l’uomo e l’ambiente condizionandone l’utilizzo, attività che deve essere caratterizzata da una duplice sostenibilità, economica ed ambientale. L’agricoltura può essere occasione di sperimentazione e modernizzazione, coinvolgendo il territorio nell’avvio di nuove pratiche e dinamiche sociali. Il recupero delle produzioni tradizionali può creare spazi alla ricerca e allo sviluppo, anche come reinterpretazione e valorizzazione del patrimonio di conoscenze e di saperi e delle capacità di adattamento sviluppate nel tempo dalla comunità nei confronti del proprio ambiente. È evidente che questo percorso di valorizzazione e questa nuova progettualità vanno incentrati sulla disponibilità e qualità delle risorse e sui prodotti, dando adeguato rilievo alle figure coinvolte nel processo.
Il pan di sorc è un pane dolce e speziato generalmente prodotto nel periodo natalizio, che si otteneva facendo uso di varie farine (mais cinquantino, frumento, segale). Depositario della ricetta originale è Domenico Calligaro, classe 1926, fornaio per cinquant’anni a Buja, preziosissimo collaboratore dell’ecomuseo. L’abbandono della pratica della coltivazione del mais a ciclo vegetativo breve ed i mutati gusti alimentari hanno estinto commercialmente il prodotto che sopravvive ancora in qualche famiglia. Per riproporre questo pane, dalle elevate caratteristiche qualitative e di tipicità, l’ecomuseo ha avviato un progetto ambizioso, che punta ad introdurre pratiche di sviluppo rurale incentrate sulla sostenibilità ambientale. Finalità dichiarate: il recupero di vecchie varietà di cereali un tempo coltivate diffusamente, oggi dimenticate o circoscritte a piccolissimi areali di coltivazione; l’organizzazione di una rete di “conservatori” che si impegnino a preservare parte del germoplasma presente a livello locale; l’ottimizzazione delle pratiche agricole attraverso la rotazione e la successione delle colture; la sperimentazione di tecniche agronomiche sostenibili; l’avvio di una filiera agroalimentare, di raccordo tra produttori, trasformatori e consumatori; la riqualificazione del paesaggio.
Il raccordo tra la produzione locale di qualità, i centri di trasformazione e i ristoranti della zona, a cui si aggiunge il consumatore, è l’idea ispiratrice del progetto. La filiera corta che viene prospettata consente di gestire e di controllare la produzione e la distribuzione, caratterizzate da un legame tra chi produce e chi consuma, garantendo al primo visibilità e un adeguato ritorno economico, al secondo la possibilità di una condivisione che superi il semplice acquisto del prodotto.
Materiali scaricabili
- il progetto
- libretto
- accordi di filiera
- regolamento del marchio

